Chi siamo (e come funziona)

Guardate, spulciate, leggete a piacere: qui si scrive per voi. Di libri.
Di cosa avete bisogno? Un thriller da leggere sotto l'ombrellone? Una commedia di raffinato humour per il fine settimana in campagna? La lettura di quel certo testo che vi incuriosisce tanto (ma che ancora non avete osato acquistare) deve essere di necessità attenta e scrupolosa oppure può adattarsi anche alle cinque fermate di metrò, il tragitto che tutti i giorni percorrete per andare al lavoro?
Qui, di opere, ne troverete alcune. Lette e poi schedate per "modalità di lettura" (veloce, lenta, frazionata, continua...); utilizzando le etichette cercate quella che più vi piace, quella che più sentite vostra, quella che più si adatta alle vostre esigenze del momento.
Perché, non temete, c'è sempre un libro giusto al momento giusto. Conclusa l'opera, tornate qui: per ogni libro consigliato viene pubblicata una banale guida alla lettura, senza pretese. Si tratta solo di alcune note che si spera possano esservi di aiuto per approfondire, magari solo in parte, le scelte stilistiche dell'autore, i legami sottesi alla trama, la psicologia dei personaggi.
Quindi... Buona lettura! E se avete domande, complimenti, stroncature terribili ... scrivete! info@appuntidicarta.it ADC risponderà a tutti! (O almeno, farà del suo meglio). Trovate ADC anche su Twitter.

Bio: ufficialmente, ADC è una delle tante invisibili e silenziose figure che popolano il vario mondo delle CEO's PA.
Di solito quando non lavora (ma anche - ogni tanto - quando lavora: il suo capo è uno comprensivo) legge.
Siccome ha studiato il greco antico per dieci anni, non disdegna qualche capatina nella filologia classica, se l'occasione lo richiede.

venerdì 3 agosto 2012

"Il Libraio", di Régis de Sá Moreira

More about Il libraio Si sente il vento d’oltralpe, in questa moderna favola di poesie a capitoli. 

In una città sconosciuta, eppure così ben definita da sapori e profumi, un uomo senza nome trascorre la sua vita tra gli scaffali zeppi di volumi che compongono la sua libreria. 
L’uomo senza nome si nutre solo di tisane (una per ogni cliente) e di libri, che legge in continuazione; dorme rannicchiato in una vecchia poltrona dietro al bancone e non abbandona mai il negozio, che tiene aperto anche di notte (illuminandolo con una lanterna a petrolio, perché le stanze non sono fornite di luce elettrica). 

L’uomo senza nome, identificato solamente dalla sua professione, il libraio, per gli amici non è diventato altro che un argomento di conversazione; ha amato tre donne, tutte sparite, ha cinque fratelli e cinque sorelle sparpagliati per il mondo con cui si mantiene in contatto scrivendo delle lettere molto speciali. 
Ovviamente l’uomo senza nome per tutto il giorno non fa altro che accogliere i clienti che entrano nella libreria. Ci sono clienti buoni e clienti meno buoni. Il lettore insoddisfatto alla ricerca del libro perfetto. Un gruppetto di bambini che, girovagando tra le scansie, riempie gli stretti corridoi della libreria (taluni sono proprio stretti, fatti solo per loro) di fantasie di corsari, abbordaggi e isole del tesoro. 

C’è l’Ultimo Cliente della Giornata, che si riconosce dal fatto che non vuole mai andare via; ci sono donne bellissime, e leader religiosi. Anche Dio passa, ogni tanto, così giusto per curiosare. E di tanto in tanto entra anche una Gran Dama vestita di nero. Legge poesia. E piano piano, mentre legge e sfoglia pagine di carta sottile, qualcosa le accade. 

E’ una finestra aperta su un mondo misterioso, fatto di momenti luminosi che appaiono raramente, soltanto a tratti. Nel mezzo c’è la vita di ogni giorno: attese, delusioni, piccoli e grandi tormenti. 
Eppure (o meglio, proprio per questo) è una storia da leggere assieme ai bambini, nelle notti di inverno, prima di andare a dormire: in un mondo in cui l’essere abili in diverse discipline, sempre eccellendo, è considerata una norma e una necessità, il libraio tra le altre questioni ci insegna che chi vende sogni, i piedi per terra non è che ce li possa sempre avere. 

Come nella favola della lepre, del serpente e dell’uccellino, a ognuno di noi è affidato un compito. La lepre sarà in grado di saltare più in alto del serpente, e tuttavia non saprà strisciare con la medesima agilità del rettile, che a sua volta, nonostante le sue eccellenti qualità, non avrà mai modo di allietare il bosco con i cinguettii che invece sono propri dell’usignolo. A ognuno il suo, insomma – cosicché ciascuno possa prendersi le responsabilità delle proprie scelte, senza la pretesa di poter ottenere, in breve tempo e senza rinunciare a nulla, tutto quello che si trova a desiderare. 

E’ un bell’insegnamento per gli adulti di oggi, ma anche per i bambini che diventeranno adulti a loro volta, un domani; per riscoprire la pazienza, l’umiltà e il valore delle cose fatte insieme, a ciascuno il proprio ruolo, i propri meriti e, perché no, anche i propri errori. 

Nota: la redazione di ADC ringrazia la gentilissima signorina @Aisara al #Salto12, che con indomita maestria di polso, di fronte a noi improvvisamente strappò, tutta d’un pezzo, una pagina intera di una copia dell’opera. E poi quel foglio ce lo allungò, con il sorriso sulle labbra. Eravamo in due e il rumore della carta spezzata quasi ci uccise. Però, poi, capimmo. Ci saremmo persi qualcosa, senza quel gesto.

mercoledì 25 luglio 2012

"Vampire Empire" - part II, di Susan and Clay Griffith


More about Vampire Empire Il secondo volume della trilogia non delude gli ormai numerosi fans.  

L’opera, per la maggior parte incentrata sulle vicende della Principessa Adele, vera eroina della serie, tra un colpo di scena e l’altro affronta più nello specifico quei temi “tecnici” che nel primo volume erano rimasti in sospeso: vari gli approfondimenti sulle questioni dinastiche e sulle lotte di potere che dominano sia la società degli umani sia i clan vampireschi, e più strutturato l’approccio ad un altro tipico filone della narrativa steampunk: la presenza fondamentale dell’occulto e delle società segrete, in un continuo, deviante gioco di specchi, appassionante e mai troppo macchinoso.  

Tra le tante scene stilisticamente ben riuscite, per esempio quella della descrizione delle pratiche mediche affrontate in una sala operatoria che risponde ai canoni del più puro stile steampunk-decadente. (Eh, via, non possiamo divi di più, niente spoiler). Un anfiteatro racchiuso nel cuore di un antico palazzo, fatto di buio e gradinate deserte che scivolano verso il centro della scena, occupato dalla luce bianca e asettica puntata sul tavolo operatorio, tra marchingegni antichi e moderni e strumenti per la chirurgia.  
Oppure, le descrizioni molto accurate dell’abbigliamento dei protagonisti, sempre perfettamente aderenti all’estetica steampunk, o gli scorci sulla città imperiale e le sue numerose stratificazioni architettoniche fatte di imponenti palazzi di foggia medievale, stretti vicoli bui che serpeggiano tra suq e botteghe di ogni tipo e figura, obelischi e statue che paiono giungere direttamente dall’Antico Egitto. Non mancano chiaramente, come facile intuire, passaggi segreti e porte nascoste che si rivelano soltanto al tocco di dita esperte.  

L’opera può essere classificata senza dubbio tra quelle appartenenti al Fantasy Young Adults e tuttavia non si può dire che sia di tematica prettamente leggera: la presenza di un’eroina consapevole del proprio ruolo nella società, poco influenzabile dal “clan” di turno ma ben disposta nei riguardi dei consigli che vengono dalle poche persone fidate e di famiglia di cui, con spirito critico, sa circondarsi, forte e decisa al di là delle sue capacità magiche (che di necessità debbono essere presenti dato il genere letterario a cui l’opera consapevolmente si richiama ma che in questo caso non caratterizzano la protagonista se non in maniera complementare), avvezza all’impegno dello studio e alla disciplina dell’allenamento fisico e capace, nonostante la giovane età – e certo nei limiti della fiction letteraria – di scelte impopolari e di lucida consapevolezza delle conseguenze che ogni decisione trascina con sé, porta i lettori (e soprattutto le lettrici) a riflettere, in senso più generale, sulla validità, o meno, delle figure femminili che ultimamente popolano la narrativa di genere.  

Note:  Qui l’analisi ADC, effettuata alcuni mesi fa, sul fenomeno Vampire Empire. E per chi fosse interessato, ci permettiamo di segnalare il Twitter degli autori; belle novità e notizie dal mondo steampunk e non solo: @clayandsusan.

Buona lettura! :)

venerdì 20 luglio 2012

"La strana scomparsa di Leslie", di Josephine Tey


More about La strana scomparsa di Leslie Oggi vorrei parlarvi brevemente di Elizabeth Mackintosh (1896 – 1952). 

Fisioterapista e insegnante di ginnastica, con lo pseudonimo di Josephine Tey è autrice scozzese nota per le sue mystery & detective novels. Di carattere schivo e riservato, in vita era apprezzata drammaturga (sotto lo pseudonimo – un altro! – di Gordon Daviot) di consistente profilo ma sono i suoi romanzi, piuttosto che le sue pieces teatrali, a essere tutt’oggi ancora pubblicati e diffusi a livello internazionale: perché JTey è universalmente riconosciuta come una delle più apprezzate scrittrici della golden age del romanzo giallo anglosassone. 

Ora Mondadori ne ripubblica l’opera negli Oscar Narrativa, accattivando il lettore attraverso un’interessante introduzione di PD James e le belle, evocative copertine di Mick Wiggins.

Cinque romanzi hanno come protagonista l’Ispettore Alan Grant (“The Man in the Queue”, “A Shilling for Candless”, “To Love and Be Wise” – il nostro “La strana scomparsa di Leslie” – “The Daughter of Time” e “The Singing Sands”), altri tre invece si caratterizzano come Stand-alone Mysteries (“Miss Pym Disposes”, “The Franchise Affair”, “Brat Farrar”). 

Che dire se non: leggetela. 
Cosa troverete: 
  • Un detective gentiluomo molto diverso dalle figure tormentate e oblique che popolano la narrativa di genere degli ultimi anni. Lavoratore instancabile, fedele seguace della giustizia e della verità. Dotato di acuto intelletto e professionalità estrema, gran spirito di osservazione e saldi principi morali, Alan Grant è una persona assennata e prudente, ma non per questo rigida e conformista, anzi. Aperto alle novità, curioso di ciò che lo circonda, in punta di piedi e senza disturbare entra ed esce da mondi diversi senza la pretesa di giungere ad appartenere totalmente ad alcuno, né a esserne accettato ma pronto ad assaporare le bellezze di ognuno ed ad osservarne, imparando dall’esperienza , le pecche e le difformità. 
  • Una serie di comprimari, più o meno abituali, che grazie all’indiscutibile abilità della scrittrice nell’arte teatrale hanno la peculiarità di una rappresentazione di dettaglio: completa, espressiva, convincente. 
  • Un’ambientazione evocativa e vivida, fatta di paesaggi dipinti con olii e carboncini: si va dalla campagna inglese dei piccoli centri urbani, buen ritiro non dell’alta società, mondo che non compete a JTey, ma di quella parte di mondanità intellettuale e artistica (scrittori, pittori, attori, ballerini) a cui l’autrice è legata, e ben conosce, data la sua attività di drammaturga, alle Highlands Scozzesi, tributo alle terre selvagge, luogo natio della scrittrice. 
  • Storie appassionanti (da leggere senza pretesa di immedesimazione, ovviamente), dalla trama ben tesa ed equilibrata - da cui non occorre sempre aspettarsi la forte emozione del delitto in presa diretta - tra vicenda principale (poliziesca) e le varie comprimarie, spesso inserite per alleggerire l’atmosfera, che spaziano finanche all’intrigo sentimentale. 
  • Dialoghi realistici, di chiara impostazione teatrale perché sempre definiti da connotazioni evidentemente sceniche: la descrizione del modo in cui l’interlocutore accavalla le gambe o stringe, compulsivamente, il manico di una tazzina di tè; uno sguardo; la luce del sole al tramonto che colpisce il viso del protagonista. 
  • E soprattutto, quel mondo tutto british, oramai scomparso, di cui è un piacere leggere, e ricordare. 
Nota: per studio ulteriore, mi permetto di rimandarvi all’analisi fotografica di @FNall per quanto riguarda la forma ; per i contenuti, alle puntuali e approfondite osservazioni di Senza Errori di Stumpa (@laClarina).

Buona lettura. 

mercoledì 18 luglio 2012

"Romanzo per signora", di Piersandro Pallavicini


More about Romanzo per signora “Il mondo è bello, non sentite come frizza l’aria? Non vedete com’è lucente il cielo? Nice, Cote D’Azur. Ridiamo, scherziamo, siamo italiani, vigevanesi, rotariani, abbiamo figli, conti in banca e io ci penso, giuro che mi concentro, eppure com’è che non mi si riempie, questo spazio vuoto e gelido che mi si è aperto al posto del cuore?” (pag 94)

Cesare Corsico-Piccolini, distinto ex direttore editoriale di un’importante casa editrice milanese, e la moglie Franca. Il Luciano Buttafava, patron di saloni automobilistici, con la consorte Adriana. L’Attilio Persegàti (detto Enzo per la sua somiglianza con Jannacci), fondatore di una azienda leader nel settore delle calzature di lusso, neovedovo.
Tenete a mente questi nomi, non vi lasceranno più.

Cinque amici over 70, Vigevanesi, Rotariani de’ no’ artri.
La borghesia lomellinese, armata fino ai denti, all’assalto della Nizza più kitsch per una settimana di vacanza in bassa stagione.
Acciacchi vari, ipocondrie multiple, scheletri nell’armadio, portafogli a fisarmonica, maglioncini di cachemire e jaguard d’ordinanza per veri “cumenda” affiancati dalle rispettive controparti femminili, signore griffate e ingioiellate, vagamente isteriche (ndr, alla Franca, quando s’indispettisce, le escono fuori dei terribili baffi da suora, e l’Adriana appare, nei medesimi frangenti, tale quale a un “pechinese elettrico che hanno attaccato per sbaglio alla duecentoventi invece di mettergli le solite pile” - pag 182), adeguatamente nutrite di ansiolitici ove l’occasione lo richieda.

Ecco a voi la cronistoria di una vacanza che di rilassante avrà poco o niente, come prevedibile. Altro che cene a base di pesce e tranquille passeggiate sul lungomare. Qui si narrerà, con dovizia di particolari, di liti coniugali presenti e passate, misteriose sparizioni (per un amico che si vaporizza nel nulla un altro forse riappare, emergendo, come un fantasma, dalle nebbie di un passato remoto oramai così difficile da ripescare) e scioccanti rivelazioni, risse, scene di drammatica isteria collettiva, atti illeciti; il tutto raccontato con maestria, ritmo incalzante, divertente, ironico.

Lo sguardo critico (a tratti cinico, mai cattivo) di Cesare, affetto da sclerosi multipla, mitigato da quello fine e traslucido del lieve Persegàti, che si esprime soltanto in dialetto; la tranquillità stoica, e in parte chimica, della timorata e casta Franca cui fanno da contrappunto le epiche scenate dell’Adriana nei confronti del marito Luciano, espressione più classica e costruita (eppure così reale) del commendatore di provincia, chiassoso e volgare, tronfio dei suoi successi commerciali, sciocco e credulone.

Romanzo dalle linee narrative multiple e fluide, si rimescola su così tanti e vari livelli di coscienza che non provare a scoprirli tutti sarebbe un sacrilegio.

Un esempio già il titolo, ingannatore e fuorviante.

Se da una parte esso rimanda chiaramente ad Henry James, dall’altra sembra irridere (riprendendo scherzosamente la velata misoginia di Cesare, io narrante, nonché il vago senso di omofobia che permea le riflessioni dei cinque protagonisti a riguardo) di tutta quella certa letteratura rosa di cui sono fitte le classifiche di vendita attuali, al contempo strizzando l’occhio alle statistiche che vedono l’area dei “lettori forti” dominata da una netta percentuale femminile.

Un ammiccamento sottile e sarcastico, camuffato da indicazione di genere e target, perché al di là dalla tragi-comicità della gita Nizzarda, di temi scottanti, trattati, ce ne sono eccome (altro che Romanzo per signora, quindi): dalla malattia debilitante, sia nel fisico sia nella psiche, che dall’interno scardina pezzo per pezzo ogni punto di riferimento (le vertigini, i tremori, le difficoltà di deambulazione / i ricordi offuscati, le parole che non si riescono più a pronunciare, perse nel buio di una memoria farlocca) alla querelle sulle terapie mediche alternative (una su tutte, il cannabiolo) che sfocia quasi inevitabilmente nel dibattito sull’eutanasia e sulle cliniche della dolce morte.

Dall’omosessualità, celebrata, nascosta, o solo presunta al ruolo della donna, che, agli occhi di Cesare deve rispondere perfettamente ai cliché più tipici degli anni ‘50 e ’60: relegata in un mondo a parte, famigliare, dedita alla cura dei figli e della casa, poche parole, pochi svaghi (unico concesso, la religione) e tanto amido per i colletti delle camicie, che occorrono perfettamente stirate.

Per non parlare dei figli, grotteschi ereditieri buoni solo a trattare ogni over 70 che capiti loro a tiro alla stregua di un preadolescente tontolone e a dilapidare il patrimonio di famiglia che i rispettivi genitori hanno costruito nel corso degli anni, con indubbio talento, rinunce e gran fatica di lavoratori indefessi.

Eppure, non è finita qui; eh sì, perché ci manca ancora lo scrittore Leo Meyer; riconoscibile alter ego di Pier Vittorio Tondelli, è la nemesi di Cesare: l’amico di una vita, lanciato dallo stesso Cesare in vetta alle classifiche editoriali e poi improvvisamente scomparso nel nulla a causa di un brutto (e banale, come spesso accade) fraintendimento professionale. Leo Meyer, l’autore di un clamoroso “romanzo generazionale”; l’icona gay e il rappresentante, pubblicamente celebrato, di una intera generazione.

La finzione narrativa di Leo Meyer (il cui ruolo nell’economia del romanzo non è possibile anticipare in questa sede) ci aiuta a ripercorrere, insieme a Cesare e a PSpallavicini, la storia dell’editoria italiana degli ultimi vent’anni, dal boom dei nuovi autori negli anni ‘80 al presente sconclusionato, caotico e oppresso da un marketing sempre più aggressivo e asfissiante, passando per gli anni ‘90 così fecondi di fermento e passioni.

Attraverso i ricordi di Cesare – un insider d’eccezione – ci troviamo ad affrontare, basiti e ammirati, quasi un lussuoso corso monografico di storia critica dell’editoria italiana, completo di apparato critico e citazioni più o meno scoperte (si va dal dimenticato Fredricc Prokosch a Piero Chiara, da PG Wodehouse a Houllebecq), tra opere “navigabili”, martlàà a travèrs e funghi trifoli (pag 41-42).

Parecchi i passi degni di citazione – passi che in parte abbiamo riportato su Twitter. I più esilaranti, o riflessivi, sarcastici e amari appartengono alla voce narrante di Cesare Corsico-Piccolini. Ce ne sono due, brevi, che vale la pena riprendere:

Un appello. Non sorridete a un uomo soltanto perché ha i capelli bianchi ed è ben vestito. Mai. Nemmeno se vi sembra decrepito, mummificato. Nemmeno se le sue gambe traballano. Lasciatelo in pace, grazie” (pag 146)

"E in questi due, cinque, dieci anni che mi restano dovrei sprecar tempo a preoccuparmi di cosa la gente pensa di me? A preoccuparmi se faccio delle figure da vecchio rincoglionito? Ma lo sono, per la malora, lo sono!" (pag 69)

Sgradevoli questi vecchietti, eh? Con loro, come la fai la sbagli. Fastidiosi, aggressivi, irritanti nelle loro manie e nei loro tic nevrotici. Eppure, malgrado le malattie degenerative e la senescenza incipiente, così vivi. Paiono mostrare uno stoico distacco di fronte alle vicende umane: l’amicizia, l’amore verso i figli, la morte, ma poi sotto sotto si amano, più spesso si odiano, e ardono di passione, rabbia e ira, sebbene vittime di un decadimento fisico e psichico inarrestabile che alla retorica non fa sconto alcuno.

Possibile che in un momento di crisi come quello che stiamo affrontando, un buon Romanzo per signora sia l’unica, vera ancora di salvezza? Come dire, l’autoironia di chi è in grado di godersi il buon vivere, che per certi versi manca alle giovani generazioni: il gusto per la vita in sé, che sta tutto non nella ricerca affannosa di uno “stare meglio” non ben identificato, ma nell’affrontare con ottimismo e un pizzico d’incoscienza quello che essa, nel bene e nel male, ci offre.

Nota: Un ringraziamento particolare all’autore, per la gentilezza dei suoi Twitt.
Uno spettatore cortese e attento che mi ha accompagnato nella lettura dell’opera e nella sua micro-condivisione su Twitter. Vi invito a consultare la bella pagina FB dedicata al romanzo, che mi permetto di riportare qui sotto.
http://www.facebook.com/pages/Romanzo-per-signora/185039401580784

Buona lettura.