Chi siamo (e come funziona)

Guardate, spulciate, leggete a piacere: qui si scrive per voi. Di libri.
Di cosa avete bisogno? Un thriller da leggere sotto l'ombrellone? Una commedia di raffinato humour per il fine settimana in campagna? La lettura di quel certo testo che vi incuriosisce tanto (ma che ancora non avete osato acquistare) deve essere di necessità attenta e scrupolosa oppure può adattarsi anche alle cinque fermate di metrò, il tragitto che tutti i giorni percorrete per andare al lavoro?
Qui, di opere, ne troverete alcune. Lette e poi schedate per "modalità di lettura" (veloce, lenta, frazionata, continua...); utilizzando le etichette cercate quella che più vi piace, quella che più sentite vostra, quella che più si adatta alle vostre esigenze del momento.
Perché, non temete, c'è sempre un libro giusto al momento giusto. Conclusa l'opera, tornate qui: per ogni libro consigliato viene pubblicata una banale guida alla lettura, senza pretese. Si tratta solo di alcune note che si spera possano esservi di aiuto per approfondire, magari solo in parte, le scelte stilistiche dell'autore, i legami sottesi alla trama, la psicologia dei personaggi.
Quindi... Buona lettura! E se avete domande, complimenti, stroncature terribili ... scrivete! info@appuntidicarta.it ADC risponderà a tutti! (O almeno, farà del suo meglio). Trovate ADC anche su Twitter.

Bio: ufficialmente, ADC è una delle tante invisibili e silenziose figure che popolano il vario mondo delle CEO's PA.
Di solito quando non lavora (ma anche - ogni tanto - quando lavora: il suo capo è uno comprensivo) legge.
Siccome ha studiato il greco antico per dieci anni, non disdegna qualche capatina nella filologia classica, se l'occasione lo richiede.

giovedì 13 gennaio 2011

Sunshine Award & i 12 blog


Allora, ve lo spieghiamo. Il Sunshine Award è un riconoscimento a catena. Ovvero: i blog che parlano di libri ci riflettono e poi segnalano, sul proprio sito, 12 tra i blog (sempre di argomento letterario) preferiti. Il premio sta tutto qui, in questo post di segnalazione.

In copia e incolla, ecco il regolamento:
  • ringraziare coloro che ci hanno premiato
  • scrivere un post per il premio
  • passarlo a 12 blog che riteniamo meritevoli
  • inserire il link di ciascuno dei blog che abbiamo premiato
  • dirlo ai premiati
E così, eccoci anche noi, con la nostra lista personale.
  1. Angolo Nero
  2. Centostorie
  3. Come la carta
  4. Dei libri passati, presenti e futuri
  5. Destinazione Cuore Stomaco e Cervello
  6. I libri di Elisa
  7. In Between Words
  8. La libreria immaginaria 
  9. Libri in metro
  10. Notte di nebbia in pianura
  11. Taccuino all'idrogeno
  12. Who's the reader
...ma ce ne sarebbero moltissimi altri...

mercoledì 12 gennaio 2011

Propositi per l’anno nuovo: cosa troverete su ADC, se avrete la pazienza di seguirci

Il 2010 è trascorso all’insegna del di tutto di più, ovvero come conciliare ufficio, famiglie, figli e libri sul comodino. Ce l’abbiamo (discretamente) fatta, visto che il nostro Anobii per il 2010 ne conta 40, di letture, a cui dobbiamo aggiungerne almeno altre 10, spiluccate tra librerie e web. Ecco, il problema sta quasi tutto qui: Anobii.

A causa di una sorta di bulimia letteraria ci eravamo invaghiti della questione “mega biblìon, mega kakòn” (“grande libro, grande male”, come dicevano i nostri amici d’età ellenistica, per rifuggir da Omero e dalla troppe parole: ovvero, fuga dal “mattonazzo”, per farla triviale). Twitterando: ha voglia di leggere libri da una settimana: più sono, meglio è, ché in tanti hanno qualcosa da dire ed è un peccato farseli scivolare tra le dita.
La qual cosa funziona, soprattutto se si ha la fortuna condividere la fatica con un paio di collaboratori geniali, rapidissimi a suggerire pagine davvero degne di lettura - e tutto quello di cui abbiamo parlato qui su ADC lo è stato, degno, e lo è tutt’ora.
Tanti narratori: conosciuti, citati, recensiti, eleganti, minori, nascosti, dimenticati. Del presente ma anche del passato: ci siamo innamorati dell’Irene Némirovskj, abbiamo approfondito Yates e la provincia americana, anche con l’aiuto, inatteso, di alcuni JG Ballard d’annata a far da contrappunto e di un Nabokov in rilettura “adulta”; abbiamo passato notti di febbri infantili, chini su lettini in penombra, a cambiar pezzoline bagnate, in compagnia di Teresa Solana e dei suoi fratelli Estivill – Martínez e abbiamo incontrato (anche via Anobii) un paio di autori italiani che ci hanno stupito per freschezza e acume – e per un utilizzo preciso e puntuale della lingua, così inaspettato da farci venire il capogiro, a noi filologi impenitenti.

Eppure, per la serie squadra che vince non si cambia, quest’anno sarà diverso.

Si dà il caso che molto probabilmente (forse) capiterà di avere a disposizione qualche momento di calma in più, giacché i vari figli si volgono ad affrontare, oramai, età consone alla conversazione, al gioco in solitaria, alla scuola materna e alla nanna filata 21-07, tutta roba fantascientifica al solo pensarla un anno fa.
L’idea è quindi quella di sparire tra pagine e pagine e, vittime di una sorta di indigestione mediatica da statistica Anobiiana (vedi la pagina relativa, tutto un florilegio di misurazioni scientifiche del tipo scopri-quanti-libri-hai-letto-e-a-quante-pagine-corrispondono – da dire che noi siamo un po’ sensibili all’argomento e delle volte ci fa specie anche la parentesina sulla destra di ogni titolo, avete presente, quella in cui viene indicato il numero di persone che hanno la tal opera in libreria), dicevamo, fregarcene di tutto il quantificabile e abbandonarci, ebbene sì l’avete capito, proprio al... (eridaje) mattonazzo.
Mattonazzo d’autore, però – o almeno, quelli che ci paiono tali, poi magari prenderemo delle sòle pazzesche, di cui non vi parleremo visto che qui su ADC ci occupiamo solo, per scelta, di quello che ci è piaciuto assai, e la stroncatura pseudoprofessionale la lasciamo ad altri e più in gamba di noi.
Di bestsellers ne troverete pochini ma oramai lo sapete, che qui si legge spesso di Minori & Indipendenti, quindi, nulla di nuovo sotto al sole.
Ora, piccola nota tecnica: opera “lunga” non significa di necessità lettura lenta. Anzi.
E ve lo dimostreremo, abbiamo già un paio di casi all’attivo che non vediamo l’ora di sottoporvi.

Alcuni punti fermi, comunque, ve li dobbiamo: primo fra tutti, il ritorno dell’Irene, ché dobbiamo assolutamente concludere (per passare poi a Maugham W. Somerset, che abbiamo scoperto con “In Villa” – ma non ne avevamo parlato, qui? Sacrebleu! Vedremo di recuperare al più presto) e di cui abbiamo da parte, per una sorta di caso fortuito, (o ben congeniato dal Demone Celeste dei libri, questo nessuno lo sa, sicché siamo ancora e sempre in dubbio sulla questione marzulliana del sei tu che scegli i libri o sono i libri che scelgono te) i romanzi più lunghi e densi di maturità.
Vorremmo avere per le mani anche il terzo e ultimo volume dell’Iliade Napoletana, questione che ci preme parecchio (autore avvertito...) e l’idea è anche quella di completare Yates, sempre che ci torni l’ispirazione (Yates non si può leggere se manca quella).

Il progetto è ambizioso, ché si compone di una parte ancora più complessa: leggere due opere in parallelo, una “grande” e una “piccola” – psicodramma esistenziale MAI affrontato da nessuno qui in redazione, più per testardaggine che per intima convinzione.

Motivazione duplice, e in entrambi i casi opportunistica: 1) per offrire qualcosa in più ai nostri lettori, che sennò dovrebbero aspettare settimane tra un post e l’altro; 2) perché siamo convinti, anzi convintissimi, che qui in redazione nessuno riuscirebbe a reggere 20, 30 giorni di fila con in mano un solo e unico testo. Assisteremmo alla nascita di una Nuova Disciplina Olimpica: il Lancio del Libro nel Cestino della Carta Riciclata.

Quindi, che dire, se non... Buona Lettura!
E per favore, se venite a trovarci, compilate il sondaggio di opinione. Per noi è importante!
Grazie a tutti per la vostra fiducia. Noi, da parte nostra, faremo del nostro meglio (anche via Twitter).

domenica 26 dicembre 2010

"Lolita", di Vladimir Nabokov

More about Lolita Di Dolly devi leggerne in un solo boccone - a disposizione, un lungo week end d’estate, una sdraio a bordo piscina (specchio di acqua azzurra alla maniera ballardiana), noia e afa in pari grado.
Quindi, concludendo (siamo già alle conclusioni?), noi che “Lolita” ce lo stiamo snocciolando – udite udite - da ben un mese, inchiodati alla fermata del tram (massima 0, minima -3), diciamo che l’incompiutezza della lettura sbagliata ce la siamo proprio servita su un piatto d’argento.
La questione è anche l’ermeticità del testo che di certo non favorisce l’arbitraria vivisezione dei paragrafi, a meno di non volersi trovare invischiati in questioni pregnanti di così denso significato del tipo “ma cosa sto leggendo”.
Detto questo, poco altro da aggiungere, ché l’audience si divide in due:
  1. chi ci prova e poi abbandona, perso tra i rimandi letterari pantagruelici di un autore prolifico e dottissimo, e lievemente (lievemente?) irritato dalla figura Humbertesca del vecchioporco (si può dire, vecchioporco? Ma sì, e pure un po’ depravato, a ben guardare) maschilista, egocentrico e (ovviamente) psicopatico;
  2. e chi invece ci si mette per puntiglio, e con sforzo mnemonico notevole e impegno di notti insonni affronta un qualcosa che, Humbert a parte (ma si può, diciamo, mettere Humbert a parte?) sa di thriller Simenoniano - per la serie, sta’ certo, amico, ti porto alla fine del libro, ti dò la mia parola: vedrai la luce in fondo al tunnel; MA, solo quando lo dirò io. Ovvero, lentezza esasperante in caligine di capoversi inutili, meravigliosi, densi di lettere e di romanzo Europeo, inframmezzati da brevi episodi veloci e sporadici di importanza fondamentale per lo sviluppo della trama); e riesce a districarsi, fachiro dilettante su letto di chiodi roventi, liberandosi da una trama quasi scontata alla ricerca di un significato di metatesto nascosto tra le righe fitte di una scrittura che affrontarla con leggerezza sarebbe peccato da pagare alla maniera dantesca, per contrappasso.
Ora, non so se l’avete capito dalle parentesi, ma pare che questa Dolly, più che offrirci risposte, ci ponga di fronte a quesiti che di facile soluzione hanno soltanto la parvenza:
  • metodologia & analisi del testo: inutile approcciare l’opera via lettura veloce, ti perdi metà delle dotterie Nabokoviane e non ci capisci gran che. La lettura lenta è tuttavia rischiosa, foriera di risultati dubbi (vedi sopra, memoria labile e difficoltà con rimandi e parallelismi), ma ha a suo vantaggio la conservazione del ritmo narrativo (suddivisione tra prima e seconda parte, e soprattutto questione paragrafi)
  • tematiche: ondeggiamo come giovani adolescenti (!) in altalena, gambe al vento riso facile e dubbi amletici, tra il testo così com’è scritto - malata ossessione di un uomo maturo per minorenni vergini (vergini?) e implumi - e le sottotematiche che un po’ ci sono, ma forse anche un po’ no (che dire, vogliamo trovare una giustificazione, per questo Humbert? Ma si, parliamo di percorsi di lettura, parliamo di erudizione, parliamo di tematiche, parliamo di società, parliamo di Anni Cinquanta), che forse sono evidenti, ovvio, ma anche solo immaginate da un lettore avido di significati.
Insomma, se ancora non lo si è capito, il consiglio è: prendetela come viene. (Concordiamo con voi: questo post su “Lolita” è utilissimo). Fruizione libera del testo. Trattatelo come un’isola del tesoro, spalancando gli occhi dalla sorpresa e dall’ammirazione di fronte ad un’aggettivazione superba e inusuale, alla citazione erudita, alla tradizione del romanzo europeo in tutta la sua sfolgorante ricercatezza di dialoghi, rimandi, accenni, digressioni, paesaggi, descrizioni, personaggi, caratterizzazioni.
In redazione ne stavamo parlando, di questa trama ballerina di significati (pseudo)nascosti. Cosa dire, occorre forse contestualizzare la questione. Nabokov e la sua “alterità”, il suo essere poeta in esilio. La questione degli autori che “non stanno bene da nessuna parte”, vedi l’Irene, sempre straniera pure a casa sua. La questione del viaggio.

Il suo appartenere, suo malgrado, al boom americano degli Anni 50, con i suoi colori pastello, i frigoriferi cromati, le auto d’epoca, i gelati al gusto di sciroppo chimico, le Università prestigiose e i giovani in pullover e libri stretti al petto e code di cavallo ben legate sopra la nuca, le sigarette, l’alcool, le nuove professioni della pubblicità e delle arti creative. 
Oh, come ci fanno pensare, tutti questi piccoli, innocui luccichii. A cosa? A Yates, senza dubbio, uno specchio magico di un Harry Potter ante litteram, polla scura e insondabile di controfavole a bella posta dimenticate: l’alcool e le sigarette dei Wheelers o la psichiatria spiccia di “Disturbo della quiete pubblica”, per dirne solo alcuni. Carver e i suoi corti fulminanti.
Tra un caffè e l’altro è venuta fuori pure “Olive Kitteridge” (Elisabeth Strout, Fazi 2009). Per la serie, ecco da dove veniva, leggendola, quel nostro déjàvu di cose già sentite e già viste.

lunedì 29 novembre 2010

"Tangenziali - due viandanti ai bordi della città", di Gianni Biondillo, Michele Monina

More about Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città Allora. Per parlarvi di “Tangenziali” iniziamo da qui: dal “Parco dei Mostri” di Bomarzo (ma a noi piace di più quando se ne parla come del “Sacro Bosco di Bomarzo”).
E’ l’immagine tra le tante suggerite dallo scrittore-architetto Gianni Biondillo che più ci ha colpito, per intensità e significato. Del perché, verrà in seguito.

L’approccio a “Tangenziali” non può prescindere neppure da un altro strumento, da noi utilizzato di rado, ovverosia quello della citazione. Faremo i bravi questa volta, e ci proveremo, con le dovute attenzioni, perché scrittura, arte visiva, udito e memoria sono un tutt’uno nell’analisi di questo testo che è racconto di viaggio, ma anche letteratura, trattato, saggistica. Ovvero, Psicogeografia.

Nel particolare, parliamo della Tangenziale di Milano – no, meglio, dellE Tangenziali, che poi, alla fine, non si capisce neanche quante siano, e SE esistano davvero. Aggiungiamo due individui dall’aspetto inquietante (un architetto che fa lo scrittore e uno scrittore a metà strada tra la musica e le lettere), il caldo torrido dell’estate milanese e una macchina fotografica, ed eccoci qui. Tutto, rigorosamente, a piedi, per un controcanto a due e pitture macchiaiole di mondi, e microcosmi.

Per darvi un’idea della questione, iniziamo da pagina 41 (M Monina), con il paragrafo illuminante sulla psicogeografia e il nostro caro Ballard come precursore per metodo e analisi: “isolamento umano”, “rapporto con le macchine”, “alienazione”, “condomini come metafora della società, autostrade come metafora della vita, aeroporti come non luoghi” e “topos del non-luogo”.

Verrebbe da sconsigliare la lettura ai Non – Milanesi. E forse è d’uopo. Non per questioni di mero orgoglio meneghino o di presunte superiorità regionali, ma giusto appunto per quello che M Monina ci racconta a pag 177, riferendosi all’approccio letterario di G Biondillo: “le sue pagine trasuderanno amore per questa città molto piu' che le mie” – “e nelle pagine in cui ci sarà odio "riuscirà a essere più incisivo di me"; "un conto è odiare un posto dove sei andato da grande, un conto la città che ha visto da vicino i tuoi primi passi, ma anche le tue prime cadute".

E di rimando G Biondillo, a pag 157: "Milano si è ubriacata di happy hour, di mondanità, si è (piccolo) imborghesita, ha perduto il suo cuore (...) ha dimenticato di essere centro critico, poetico, artistico, e non solo mondano e modaiolo” – che poi riprende il discorso a pag 208 con il “quando è scomparsa Milano” e la breve dissertazione sulla “provincialità della grande firma”.

Vogliamo dire, è questione di comprensione del testo.
La dissertazione sulle ciminiere di Sesto San Giovanni, che avevano tutte i nomi di divinità greche (pag 42). Se non le hai viste alla luce di un tramonto di settembre, quelle ciminiere – o almeno, quelle superstiti – non è che puoi solo così, immaginartele.
Allo stesso modo, non puoi dipingere nei suoi tratti peculiari Via Corelli e la lunga odissea quotidiana verso Palazzo Niemeyer (un viaggio della speranza attraverso il freddo, la neve e l’ignoto – per non parlare del sole torrido di certi micidiali pomeriggi di luglio inoltrato, raggi di luce accecante che ti si piantano negli occhi, bastardi fino in fondo perché scivolano sotto le alette parasole e ti beccano proprio in fondo alla pupilla, moltiplicati a mille grazie alle particelle di polvere depositate sul parabrezza), se sei completamente digiuno dell’argomento (pag. 70, M Monina).

Per non parlare della descrizione puntuale di alcuni (sempre G Biondillo, pag 205) “borghi storici” con "coerenza urbana" da esaltare nella "loro unicità". E poi la Bicocca (pag 233, “milanese molto più di altro”) e Santa Giulia (pag 155). E il Parco della Balossa (che ci fa sorridere, perché ci ricorda nonni e lingue perdute: pag 270, "intima ironia del dire dialettale - quella ironia perduta dai parlanti menghini (Baloss - furbo ma anche coglione)”
Perché tutto questo. Per la sacralità della domus, che a noi latini ci rimane un po’ nel sangue, anche a non volerlo. Ecco il perché del “Sacro Bosco di Bomarzo” che ci ha fatto tanto riflettere. Non lo spieghiamo, lo lasciamo all’arte di G Biondillo, noi non sapremmo davvero fare di meglio.

"Leggere è sempre un percorso, spesso irto, difficoltoso. ci sono libri ai quali mi sono avvicinato dopo un  lungo allenamento. Vette strepitose, monti bianchi, o cordigliere della letteratura. Leggere Joice è come fare mille metri di dislivello al giorno per settimane. Occorre una preparazione fisica, una filosofia adatta per avvicinarsi a certe vette. non bisogna correre, non è mica uno sport , nessuno ti dà una medaglia se arrivi primo. bisogna ascoltare il proprio respiro, regolare il passo, essere ben attrezzati, sapere quando andare e quando fermarsi. viaggiare, fare escursioni, leggere, dunque, hanno la stessa finalità: sono discipline che stimolano percorsi interiori atti all'autocoscienza, riti iniziatici, scavi psicologici che utilizzano strumenti e strategie differenti ma non dissimili" (pag 202)

Le città mutano di contesto e di materiale, a dispetto dei nostri desideri (“caducità dei punti di riferimento”, pag. 79); alcuni luoghi si trasformano, divengono inabitabili, atti ad ospitare potergeist e vecchi spiriti maligni (la casa inabitabile, pag 105). Eppure Milano è sempre Milano, è ciò che la rende tale sono la terra a margine (“il territorio disprezzato, pag 128), le case popolari (pag 263), i quartieri dormitorio, la natura manipolata dall’uomo e per l’uomo (la questione del landscape – “santo, madonna o condottiero” pag. 158). Alla ricerca di una verità sempre perduta e ritrovata, e poi dimenticata di nuovo in un circolo continuo di rimandi, ricordi, ed... epifanie: “il varco della tangenziale, e l'epifania perduta, "la verità troppo rumorosa, troppo caotica, troppo oltreumana" (G Biondillo, pag 271).

E poi, come non amarli, questi due viaggiatori del nostro tempo, che cinguettano a piene corde vocali sulle ragazze milanesi e su quella loro "tradizione tutta meneghina dell’humanitas borromaica" (G Biondillo). Adulatori maliziosi, ci hanno conquistato senza fatica, a pagina 56, perché noi ragazze di Città abbiamo il cuore perso, e facile all’emozione.